Sudafrica: continua il problema del razzismo nel mondo del rugby

L’apartheid sudafricano, il regime di segregazione razziale, rimase in vigore dal 1948 al 1994. Purtroppo però, ancora oggi, non proprio tutti gli ambiti sono stati “liberati”.

Lo sport è uno di questi settori in cui il razzismo fa ancora sentire le sue scorie. In nazionale ci sono troppi giocatori bianchi e pochi neri: è questo l’accusa lanciata dal Ministro dello Sport sudafricano Fikile Mbalula.

Un problema che, secondo le parole dello stesso Mbalula, interessa più sport e non solo uno in particolare: dal cricket all’atletica, passando per netball, fino a comprendere anche la fortissima squadra di rugby, una delle più conosciute a livello mondiale.

Il numero uno dello sport ha deciso di fermare per un anno l’organizzazione di manifestazioni internazionali dedicate alla disciplina. Tutto ciò mette a serio rischio la candidatura proposta dal governo di Pretoria per ospitare i mondiali della palla ovale del 2023; una gara in cui il Sud Africa deve battere la concorrenza di paesi come Francia, Irlanda e Italia.

Tale decisione prende forma a seguito della creazione del Trasformation Strategic Plan”: un progetto del Parlamento del grande Stato africano per avere almeno il 50% degli atleti, che prenderanno parte ai Mondiali di rugby del 2019, di colore. Questo problema assilla gli Springboks da parecchio tempo: é infatti molto ardua trovare talenti di colore da far esordire in nazionale.

Ai mondiali del 2015 in Inghilterra, ad esempio, la nazionale sudafricana ha schierato 2 o 3 neri all’interno della squadra con gli altri entrati dalla panchina. Tutto ciò non le ha permesso di rientrare in quel 50% richiesto (vale a dire 7 elementi su 15 totali).

Sul caso è intervenuta anche l’ANA ( Agency for New Agenda), il partito di derivazione dell’African National Congress. La medesima agenzia ha espresso la volontà di ritirare i passaporti ai giocatori; in questo ha trovato il supporto di Mbalula che si è detto pronto a fare un passo indietro qualora non si invertisse la rotta nell’ambito.

Un problema che, però, dovrà essere risolto in tempo: entro giugno 2016, infatti, devono essere presentate le candidature per i Mondiali del 2023. Una eventuale estromissione di Pretoria andrebbe solo che a favore degli altri paesi candidati a ospitare la rassegna iridata.