Rugby: sospetti di complotto verso gli All Blacks

I mondiali rugby del 1995 si svolsero in un paese, il Sudafrica, che non stava attraversando un momento storico “come gli altri”. Il più esteso stato della parte australe del Continente Nero, infatti, stava finalmente uscendo dal periodo nero dell’Apartheid grazie, soprattutto, ad una figura politica in particolare: quella di Nelson Mandela, eletto presidente della medesima nazione appena un anno prima.
Questa situazione, secondo alcuni, ebbe ripercussioni sulla vittoria finale che gli Springbocks ottennero contro i temibili All Blacks neozelandesi nella finale della Coppa del Mondo della palla ovale. Per alcuni si trattò di una vera e propria ipotesi di complotto nei confronti dei giocatori“in nero”, che rimasero vittime di un avvelenamento al fine di pilotare il risultato dell’ultimo match della competizione iridata.
A riaccendere la luce su un argomento del genere ci ha pensato Roy Steyn, l’allora capo del servizio di sicurezza di Madiba (nome con cui era chiamato Mandela dai suoi connazionali). Nei giorni precedenti la finale Steyn fu incaricato di sorvegliare il ritiro degli All Blacks a Johannesburg.
Come dichiarato durante un’intervista rilasciata ad un importante giornale del paese dell’Oceania, lo stesso Steyn descive i neozelandesi come dei veri e propri paranoici dopo la semifinale vinta contro l’Inghilterra.
Per tale ragione si decise di isolare i “tutti neri” dal resto dell’albergo. Nonostante ciò, due giorni prima del match conclusivo, i rugbysti della Nuova Zelanda cominciarono ad accusare degli strani sintomi di malanni che,secondo i ben informati, potevano essere ricondotti ad un tentativo di avvelenamento.
La causa di tale avvelenamento, secondo lo stesso Steyn, aveva una fonte d’origine ben precisa: le bevande che gli All Blacks consumarono in quelle ore. In particolare vennero messi “sotto accusa” il caffè, il té e l’acqua destinati ai rugbysti.
Tutto questo aveva anche un mandante ben preciso, sempre secondo le parole del capo del servizio di sicurezza di Mandela: le agenzie di scommesse. In questo modo si voleva infatti evitare di perdere ulteriori somme di denaro a causa dell’ingente flusso di giocate in favore dei neozelandesi.
L’ipotesi di complotto non venne mai confermata ma ancora oggi restano dubbi sulla regolarità dell’esito di quel mondiale.